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flora e fauna - boschi
La Lecceta al Giglio

Boschi di Leccio all'Isola del Giglio

il Leccio, Re dei boschi mediterranei

Parti del testo  a cura del Parco Nazionale Arcipelago Nazionale

Il bosco di leccio rappresenta il climax per antonomasia lungo le coste italiane insieme macchia mediterranea. Nella fascia mediana dei versanti costieri, riparata dall’azione diretta del mare e adatta allo sviluppo di alberi d’alto fusto, cresce un bosco a predominanza di Leccio (Quercus ilex L.). La lecceta è sotto il profilo ecologico una comunità vegetale di gran pregio perché era un sottobosco fresco, ricco di humus e poco combustibile. L’apparato radicale sviluppato contribuisce al consolidamento dei pendii e le fronde sempreverdi impediscono un eccessivo dilavamento di suolo.

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Il leccio è una formazione molto resistente, adatta a sopportare lunghi periodi di siccità. La capacità di resistere al clima caldo/secco sta nella particolare struttura della foglia del leccio che, con il suo rivestimento coriaceo nella pagina superiore e la peluria in quella inferiore, riesce a ridurre fortemente la perdita di acqua. In particolare l’aspetto bianco-cotonoso della pagina inferiore è dovuto alla presenza di peli stellati che formando delle piccole camere aerifere facilmente saturabili di acqua, impediscono una eccessiva traspirazione. Le piante giovani, al contrario, necessitano di un suolo ricco di humus, condizioni di penombra e temberature stabili per polersi accrescere e approfondire il loro apparato radicale.

La Lecceta al Giglio

All’Isola del Giglio questo tipo di vegetazione è rappresentato da boschi di querce, lecci esughere. Oggi troviamo le foreste di leccio (quecus ilex) in zone sub collinari e collinari su versanti freschi sino ad altezze di quasi 500 metri.
Nel passato ricoprivano completamente l’isola del Giglio ma sono state confinate su modeste superfici dall’azione dell’uomo. In seguito all’abbandono delle pratiche agricole con l’arrivo del turismo la lecceta e tornata a ricoprire con il suo manto boschivo parte della superficie dell’isola.

Si attraversa piccoli boschi di leccio sui sentieri: Mulattiera verso il Castello (n. 310), sentiero Giglio Porto – San Pietro – Giglio Castello (n. 312), sentiero da Giglio Castello verso Campese nella località Finocchio (n. 325 e n. 309), sentiero 324(A) del Promontorio del Franco e infine lungo il sentiero verso Cala degli Alberi (308).

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Il Leccio

Quercus ilex L. è una quercia sempreverde a portamento arboreo, appartenente alla famiglia delle Fagaceae, diffusa lungo le coste del Mediterraneo.

E’ caratterizzata da foglie coriacee persistenti, di forma variabile, lucide e di colore verde scuro superiormente, grigie e feltrose nella pagina inferiore. La chioma è globosa, densa e scura. La corteccia, liscia e grigia negli esemplari giovani, si scurisce e inspessisce con l’età, fessurandosi in scaglie poligonali.

Il frutto è una ghianda, marrone quando matura, commestibile e molto appetita dagli animali selvatici, sostenuta da un breve peduncolo a gruppetti di 2-5. Oltre a riprodursi per seme, il Leccio ha capacità pollonante, generando nuovi fusti dalle radici laterali.

E’ una specie longeva, che può raggiungere i 1000 anni di età e l’altezza di 25 metri; il fusto principale supera facilmente il metro di diametro e si diparte in grosse branche aperte a breve distanza dal suolo.

Scheda Quercus ilex L.

Famiglia: Fagaceae
Etimologia ed origini: il leccio è chiamato quercia verde perché ha foglie sempreverdi.
Il termine “ilex” è l’antico nome con cui i romani chiamavano tale pianta.
Descrizione: Portamento espanso, albero di 8-25 metri, diametro anche più di 1 metro
Chioma: irregolare e fitta
Corteccia: grigio/cenere, lievemente screpolata, squamosa
Foglie: persistenti 2 o 3 anni, alterne, lunghe 3-8 cm. coriacee, lucide nella pagina superiore,
biancastre e pelose in quella inferiore.
Fiori: quelli maschili sono infiorescenze gialle pendenti, quelle femminili solo infiorescenze più piccole e con pochi fiori
Frutto: ghiande piccole, ovate, racchiuse per metà in cupole squamose e grigie.

La Sughera

La Quercia da sughero, o Sughera (Quercus suber L.), è un albero sempreverde della famiglia delle Fagaceae, originario dell’Europa sud-occidentale e dell’Africa nord-occidentale, diffuso in tutto il bacino occidentale del Mediterraneo su suoli acidi, sub-acidi e decalcificati

Si distingue per la corteccia, inizialmente liscia e grigia, poi spessa diversi centimetri, scanalata e spugnosa. Rappresenta una forma di risposta ad ambienti aridi con frequente passaggio del fuoco. Per le sue proprietà isolanti ed ignifughe e la capacità di ricrescere e sopportare ripetute decorticazioni è sfruttato per la produzione del sughero.

Le foglie sono persistenti, coriacee, ovato lanceolate, verdi lucenti superiormente e grigio tomentose inferiormente.

E’ una specie longeva, che può raggiungere i 20 metri di altezza e superare il metro di diametro.

La possiamo ammirare in località Arenella, sopra la strada provinciale e lungo la mulattiera verso il Castello.

Quercus suber L.

Famiglia: Fagaceae
Etimologia ed origini: il leccio è chiamato quercia verde perché ha foglie sempreverdi.
Il termine “suber”
Descrizione: portamento arboreo, altezza fino a 20 metri, un vita media di 250-300 anni
Chioma: Lassa e espansa
Corteccia: ritidoma di notevole spessore che forma un rivestimento suberoso detto sughero.
Foglie
: persistenti, verdi lucenti superiormente e grigio inferiormente
Fiori: fioriture maggio-giugno, fiori maschili colore giallo verdastro, fiori fimmenili colore verdastro
Frutto: ghianda ovale di colore verde quando immatura, bruna a maturità, lunghezza fino a 3 cm

Il Leccio e l'Uomo

Un tempo il leccio era un albero presente lungo tutte le coste del Mediterraneo; formava fitte foreste scomparse gradualmente per far posto ai campi coltivati e per l’utilizzo del legname.

Il legno del leccio, infatti, fu utilizzalo per la costruzione di imbarcazioni, per scopi edilizi, come combustibile nei forni ed è tuttora usato per la produzione della carbonella. Duro e compatto è inadatto per l’industria dei mobili perché continua a torcersi anche da “morto; è invece ottimo per la costruzione di attrezzi agricoli quali mantici di aratro e di utensili vari.
Ricchissimo di tannino, è in grado di corrodere, quando è fresco di taglio, i chiodi di ferro acquisendo una caratteristica-colorazione blu nel punto di contatto col metallo. La presenza di tannino favori l’utilizzo del legno di leccio per la concia delle pelli e del cuoio in epoca greca e romana.

Il suo frutto, la ghianda dolce e commestibile, fu utilizzato per secoli come mangime per i maiali e in alcune località erano usate per la preparazione del pane di quercia.

In seguito all’abbandono delle pratiche agricole ed alla espansione della vegetazione spontanea, attraverso progressivi stadi di sviluppo ritornanono le foreste di leccio: sul suolo nudo non più coltivato si diffondono inizialmente erbe e cespugli spontanei, predisponenti la crescita degli arbusti della macchia mediterranea, tra cui è presente il Leccio, che in ultimo sopravanzerà sugli altri formando il bosco.

Curiosità

Il leccio, secondo Plinio, era oggetto di venerazione religiosa sin dal tempo degli etruschi: si credeva che la pianta attirando i fulmini, avesse proprietà oracolari. Al tempo dei greci era considerato un albero legato al mondo dei morti; infatti, nella mitologia si affermava che le tre parche si coronassero la testa di foglie di leccio. Nel tempo il leccio acquisì una nomea sinistra poiché in alcune leggende si racconta che fosse l’albero con cui fu costruita la croce di Cristo e per questa ragione fu considerato maledetto.

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